31) Aron. Sul concetto di rivoluzione.
Raymond Aron (1905-1983), sociologo e politologo di fama
internazionale, nell'opera L'oppio degli intellettuali (1955, il
titolo riprende, modificata, una frase di Marx) sottolinea le
responsabilit degli intellettuali nella societ contemporanea,
riprendendo e adattando alla mutata situazione del dopoguerra la
polemica di Benda.
In questa lettura egli si sente di affermare che il concetto di
rivoluzione non cadr mai in disuso, ma osserva preoccupato il
persistere del fascino della violenza attraverso il mito della
rivoluzione.
R. Aron, L'oppio degli intellettuali [1955].

 Il concetto di rivoluzione, il concetto di sinistra, non cadr
mai in disuso. E' l'espressione di una nostalgia che durer quanto
l'imperfezione intrinseca nella societ umana e il desiderio degli
uomini di riformarla.
Non che il desiderio di miglioramento sociale conduca sempre
logicamente allo spirito rivoluzionario. E' necessaria anche una
certa dose d'ottimismo e d'impazienza. I rivoluzionari sono
riconoscibili per il loro odio contro il mondo e per la loro
mentalit catastrofica; pi spesso ancora peccano di ottimismo.
Tutti i regimi sono condannabili, se vengono paragonati a un
ideale astratto d'eguaglianza o di libert. Soltanto la
rivoluzione, in quanto avventura, o un regime rivoluzionario,
poich fa uso permanente della violenza, sembrano capaci di
conseguire il fine ultimo. Il mito della rivoluzione serve di
rifugio al pensiero utopistico, diventa il misterioso e
imprevedibile mediatore tra reale e ideale.
La violenza, pi che destare ripugnanza, attrae e affascina. Il
laburismo, la societ scandinava senza classi non hanno mai
destato nella sinistra europea, e francese in particolare, gli
stessi entusiasmi suscitati dalla rivoluzione russa, nonostante la
guerra civile, gli orrori della collettivizzazione e della grande
purga. Bisogna dire: nonostante, o: proprio per questo? Le cose a
volte procedono come se il costo della rivoluzione fosse segnato a
credito anzich a debito dell'impresa.
Nessun uomo  tanto irrazionale da preferire la guerra alla pace.
Questa osservazione di Erodoto andrebbe adattata alle guerre
civili. Il romanticismo della guerra civile sguita a vivere
nonostante le segrete della Lubianka. Certe volte viene da
chiedersi se il mito della Rivoluzione non giunga a identificarsi,
in fondo, con il culto fascista della violenza. Nel finale del
dramma di Sartre Le Diable et le bon Dieu, Goetz esclama: Ecco,
il regno dell'uomo comincia. Bell'inizio. Suvvia, Nasty, far da
boia e da carnefice... C' una guerra da fare, e la far.
Il regno dell'uomo  dunque quello della guerra?.
R. Aron, L'oppio degli intellettuali, Editoriale Nuova, Milano,
1978, pagine 70-71.
